Le lesioni iperplastiche ed infiammatorie si accomunano, ma in realtà non sono identiche. Quelle iperplastiche sono dovute ad un rigonfiamento (iperplasia) cellulare che può non essere dovuta all'infiammazione, ma ad altre cause: per esempio il tentativo di autoriparazione che il tessuto mette in atto.
Oppure l'istologia dimostra che la lesione bioptizzata è tumorale (adenomatosa) benigna e presenta diversi gradi di displasia. La displasia è data da alcune anomalìe morfologiche, valutabili al microscopio, che indicano il progredire della malignità della lesione, che arriva sino al grado severo, che significa cancro in situ.
Attualmente la classificazione prevede due livelli di displasia: basso ed alto grado.
A questo punto entrano in gioco altri fattori prognostici di malignità, tra cui la dimensione del tumore, l'aspetto esterno, il suo progredire per contiguità o a distanza, attraverso i vasi ematici o linfatici.
Soprattutto è importante definire se c'è infiltrazione al di sotto dello strato mucoso, nel caso dei visceri cavi come l'esofago, lo stomaco o il colon.
Giova ricordare che altra cosa è la metaplasìa, che si rileva su mucosa apparentemente sana o più o meno infiammata. Il controllo istologico, che il Gastroenterologo Endoscopista riterrà opportuno effettuare, prelevando con la pinza bioptica un pezzettino di mucosa, potrà indicare una trasformazione (metaplasìa) delle caratteristiche del tessuto di quella parte di intestino in altre che sono caratteristiche di un'altra parte di intestino. Questa trasformazione, che si chiama metaplasìa, non è da considerarsi una lesione pre-cancerosa, ma è suscettibile di controlli, più o meno ravvicinati nel tempo. I controlli vanno programmati in accordo con il Gastroenterologo e cadenzati anche secondo altri parametri che lo specialista valuterà; ma le Linee Guida consigliano una valutazione nel tempo ogni 24-36 mesi
Negli ultimi 30 anni l'incidenza si è ridotta ed ora è inferiore al cancro del polmone, del colon-retto e della mammella.
I primi due tipi sono polipi non adenomatosi e non costituiscono un pericolo di degenerazione maligna. I terzi sono gli adenomi e questi debbono essere asportati (polipectomia endoscopica) e valutati istologicamente.
Questa sarebbe la progressione secondo l'ipotesi di Correa, un famoso istopatologo: cibi irritanti ed infezione da Helicobacter Pylori, poche proteine animali e poche vitamine portano alla gastrite superficiale. Da qui la gastrite atrofica con iposecrezione gastrica che facilita la proliferazione batterica; si formano nitriti e, per scarso apporto di vitamina C, si formano i nitroso-composti, che dànno metaplasia intestinale prima e poi displasia ed infine carcinoma.
I tumori benigni di dimensioni maggiori o quelli che determinano perdita di sangue dànno segno di sé.
I polipi repertati nello stomaco con la gastroscopia, vanno bioptizzati o asportati nel corso della stessa gastroscopia, e valutati all'esame istologico. I tumori maligni debbono essere resecati con mucosectomia endoscopica o asportati con intervento chirurgico.
In definitiva, il Gastroenterologo Endoscpista dovrà, in corso di Gastroscopia, repertare la presenza di polipi: se non è certo della loro innocuità, deve asportarli (polipectomia endoscopica) o bioptizzarli per determinazione istologica.
Se la neoformazione risulta essere un cancro in fase iniziale (Early Gastric Cancer), esso può essere tolto con la mucosectomia endoscopica (come fanno per lo più in Giappone e nei paesi dell'estremo Oriente, dove la patologia è endemica) o con l'intervento chirurgico di gastrectomia (come si preferisce nei paesi d'Occidente).
I tumori benigni (come i lipomi) debbono essere anch'essi resecati, talora anche con intervento chirurgico, se sono voluminosi e creano problemi di canalizzazione.